Il libro dei valori

ShareThis
Vai a pagina

II G dell’ I.C. “66 Martiri” - Istituto Comprensivo "66 Martiri" -- Grugliasco ( (TO), Grugliasco ( (TO)

LA PAURA E LA SPERANZA

LE STORIE CHE CI FANNO DIVENTARE GRANDI
…e il treno io l’ho preso e ho fatto bene.
Spago sulla mia valigia non ce n’era,
solo un po’ d ...

LE STORIE CHE CI FANNO DIVENTARE GRANDI
…e il treno io l’ho preso e ho fatto bene.
Spago sulla mia valigia non ce n’era,
solo un po’ d’amore la teneva insieme,
solo un un po’ di rancore la teneva insieme…
( F. De Gregori )


Domenico - Arriva dalla Sardegna Domenico, precisamente da Marrubiu, in provincia di Oristano, suo padre è veneto, ed è per questo che i suoi amici compaesani lo chiamano “mangiapolenta” considerandolo un settentrionale, mentre i settentrionali lo considerano un meridionale. Poteva così, a seconda del punto di vista, sentirsi talvolta del sud e talvolta del nord.
A diciassette anni si trasferisce a Milano con sua sorella maggiore.
In quel momento della sua vita, andare al nord ,significava la possibilità di trovare un lavoro che a Marrubiu non avrebbe, di certo, trovato. Da Milano poi, raggiunge suo fratello Antonio a Torino, anche lui al nord per lavoro.
Hanno pochi soldi e per mangiare comprano l’alimento meno costoso ma capace di saziare: il pane! Ne comprano tre o quattro chili al giorno. Però si vergognano di comprarne così tanto in una sola panetteria e allora ne comprano un po’ in panetterie diverse.
A Marrubiu non c’erano pullman o tram, ma solo una o due corriere, così quando Domenico per la prima volta deve salire sul pullman si posiziona al centro, aspettando l’apertura delle porte, ma vede tutti salire dalle porte laterali. Pensava di aver imparato Domenico e così quando deve prendere il tram si posiziona ai lati ma vede le porte aprirsi al centro.
Insomma a Marrubiu era tutto più semplice, Domenico lì sapeva dove stare, come muoversi, a Torino si sente un pesce fuor d’acqua.
Si ferma talvolta Domenico e pensa a Marrubiu a quando si alzava presto per dar da mangiare ai conigli e poi andava a scuola. Ricorda quei pomeriggi a caccia con suo padre per poi preparare “polenta e osei”, ricorda quando andava a lavorare nei campi dei nonni o dei vicini.
Nel bel mezzo di Torino tra pullman e tram e automobili e fabbriche e gente che corre, Domenico corre con il suo pensiero nella calma della sua campagna di Marrubiu, e si ferma lì per un po’…
A Torino, Domenico lavora in fabbrica come operaio. La sicurezza sul lavoro era un grande problema ce n’era davvero poca. Un incidente in fabbrica, un pezzo di ferro cade sulla sua mano. L’incidente è grave, pensano di amputare, alla fine riescono a salvargliela e con la riabilitazione riacquista lentamente la funzionalità.
“E’ stato un cane che mi ha scambiato per un pollo”, questo racconta Domenico ai suoi nipoti che gli chiedono cosa è accaduto alla sua mano. E allora il sorriso sul loro volto gli fa passare la paura di quel ricordo.
Diventato maggiorenne Domenico si sposa. Antonietta non è maggiorenne e allora Domenico si rivolge ai genitori di lei e… al Papa per chiedere il permesso di realizzare il suo sogno.
Il matrimonio si svolge a Torino e da Marrubiu arrivano sua madre e i suoi fratelli più piccoli. Domenico presenta loro Torino e gira in sidecar per la città con Dino, suo fratello, che entusiasta gli dice “ ma che bel paese che ti sei scelto” e la mamma che urla di andar piano. Domenico se lo ricorda ancora Dino in quel vestito da cerimonia troppo grande per lui…
Oggi Domenico vive ancora a Torino, Antonietta, come scrive sua nipote in un tema a scuola, è diventata una stella luminosa del cielo. Quando può Domenico corre con il pensiero nella calma della campagna di Marrubiu, e si ferma lì per un po’…


Angela - Lascia la sua terra, la prima volta, per andare a Lussemburgo con suo papà e i suoi zii. Sua madre e i suoi cinque fratelli restano in Basilicata, a Montemilone, dove Angela è nata.
Lì incontra altre ragazze della sua età e riesce ad integrarsi bene. Durante la giornata ha tante cose da fare, ma a sera, quando si rilassa un po’, arriva il ricordo e sente la mancanza del resto della famiglia ed in particolare della sua mamma.
Angela, che racconta la storia a sua nipote Asia, si ferma un attimo. Ha gli occhi tutti luccicanti e quella voce un po’ tremolante e insicura che di solito si ha quando ci si trattiene dal piangere. L’esperienza in Lussemburgo si conclude tragicamente: suo papà ha un incidente sul lavoro e muore.
Asia non dice nulla … e vede le lacrime di Angela che le fanno da specchio.
Angela ritorna con i suoi cari in Basilicata, sono gli anni Sessanta e quella terra non offriva lavoro e allora con i suoi va a Milano.
Le piace questa città, Milano, un po’ meno i milanesi. Sente una certa ostilità nei confronti dei meridionali che lì chiamano “terroni”. “Oggi lo stesso trattamento noi lo riserviamo agli immigrati che non riusciamo ad accettare” dice.
Angela parla un italiano corretto e i suoi modi di fare non ricordano molto quelli dei meridionali talvolta, dice sempre lei, un po’ “rozzi”. A Milano è venuta con lei tutta la sua famiglia e questo rende più accettabile il tutto. Ci tiene Angela a mantenere, a Milano, le sue tradizioni del sud e i valori della sua famiglia, una famiglia del sud.
Angela si sposa e ha due figli e poi ancora per lavoro si trasferisce a Grugliasco dove nasce il suo terzo figlio.
Grugliasco è una periferia con molti emigrati da tutte le regioni d’Italia e qui non è stato difficile integrarsi. Va ad abitare in un condominio dove sono tutti meridionali e Angela si sente come a casa.
Angela è da quarantatrè anni a Grugliasco. E’ una lucana cittadina del mondo!

Anna - Io sono venuta da un paesino della Puglia, San Severo, quando avevo solo dieci anni.
Siamo partiti in macchina, ero molto triste e ho pianto per tutto il viaggio, un lungo viaggio, perché lì lasciavo le mie amiche, i miei parenti, ma soprattutto c’era un ragazzino che mi piaceva. Gli ho scritto delle lettere, un modo per essere ancora legata a quella terra, ma non gli sono mai arrivate perché mia mamma me le strappava e le buttava via.
Io ero preoccupata per il fatto che non parlavo il piemontese. Avevo paura di non capire e di non riuscire a farmi capire.
Abbiamo trovato una casa in affitto e nell’attesa che arrivassero i mobili, come tavolo, usavamo una scatola di legno girata.
Mia madre mandava spesso me a comprare il pane sotto casa e mi sorprese il fatto che il negoziante fosse gentile con me e mi servisse senza problemi nonostante fossi meridionale.
Cominciai a lavorare in un negozio dove rilegavano libri e smisi di andare a scuola. A scuola ci sono tornata poi da grande per prendermi la licenza elementare. In quel momento bisognava lavorare.
Mi ricordo che quando arrivavano i controlli per vedere se tutto fosse in regola, mi facevano nascondere fino a quando non se ne andavano.
Io i piemontesi li ho trovati, comunque, molto comprensivi con me e con la gente che arrivava dal meridione.
Adesso vivo ancora con la mia famiglia in Piemonte e non tornerei a vivere a San Severo.
Sono stata fortunata a trovare persone gentili e comprensive.


Pietro - Si siede accanto a Noemi e comincia a raccontarle la sua storia.
Si trasferisce da Pietracatella , un piccolo paese del Molise, a Torino per lavoro. Ha 18 anni Pietro, e un diploma dell’istituto professionale. Sceglie Torino perché questa città lo ha sempre affascinato. E’, tuttavia, una grande avventura. In tasca ha il biglietto del treno e qualche spicciolo per tirare avanti fino a quando non fosse riuscito a trovare un lavoro. Non appena arriva condivide una stanza di una pensione con altre due persone che non conosce. I bagni sono quelli pubblici e per mangiare cerca trattorie dove si può spendere poco, ma a volte mangia in stanza per risparmiare.
Trovare lavoro non è stato facile, però poi Pietro è assunto con la qualifica di collaudatore presso l’azienda Fausto Carello. Da quel momento la vita diventa più facile. Sul lavoro incontra sia meridionali sia settentrionali e lui diventa amico di tutti.
Sul lavora Pietro incontra anche Angela che diventa sua moglie.
Pietro dice che lasciare la propria terra è molto difficile. Ora è felice, ha una famiglia molto bella!

Tonino - Luglio 1961, Tonino ha 12 anni e parte da Castelfranco di Miscana per andare a Torino. Lo zio ospita lui e suo padre. Arriva di domenica nella città e già il lunedì lavora in una carrozzeria.
Si sente spaesato, non ha ancora amici qui e ogni tanto pensa ai suoi compagni di classe e talvolta gli viene un desiderio fortissimo di rivedere sua mamma e i suoi fratelli che sono rimasti al sud. Ma loro sono a Torino anche per fare stare bene il resto della famiglia. Mandano del denaro giù per posta. Pensa a questo Tonino per andare avanti.
Dallo zio, Tonino e suo padre, rimangono tre o quattro anni e poi quando trovano una casa in affitto, la famiglia si ricongiunge: anche la sua mamma e i suoi fratelli vengono al nord. Tonino non li vedeva da quando aveva lasciato al sua terra. Finalmente sono insieme.
Parte poi per il militare a Cosenza dove rimane due mesi e da lì a Napoli dove segue un corso di cucina per lavorare nella mensa militare.
A 21 anni incontra Michela e la sposa. Ha lavorato poi come pompiere.
Noemi dice che suo nonno mentre raccontava aveva una voce strana.
Michela La prima volta che prende il treno Michela ha tre anni e quel treno la sta portando a Torino per il lavoro dei suoi genitori. Lei non si è trovata male al nord e non ha visto cambiamenti rispetto al sud. Era troppo piccola per cogliere differenze. Rodi Garganico, il paese dove è nata, non le manca. Ricorda, però, che le piaceva vedere suo padre suonare nella banda del paese e andare a lavare i panni alla fontana con la nonna che portava il cesto sulla testa. Ricorda il profumo della pasta, dei taralli e della pizza fatta in casa e il sorriso della nonna quando, per la prima volta, Michela torna a trovarla. La nonna fa assaggiare a Michela la gazzosa e Michela la trova buonissima!

Giovanna Negli anni Sessanta c’è stato un grande esodo di emigranti che dal meridione raggiungevano il nord per cercare lavoro e dare così ai propri figli la speranza di un futuro migliore.
Quando i meridionali arrivavano al nord non sempre erano trattati bene, qualche volta erano emarginati e visti non di buon occhio.
I meridionali, allora, dovevano dimostrare ai datori di lavoro nelle aziende e a chi affittava case di essere grandi lavoratori e persone affidabili.
In quegli anni, mia sorella più grande, la primogenita si trasferì con il marito in Piemonte per cercare lavoro. Riuscirono a trovarlo anche per mio fratello.
Quando il lavoro divenne stabile ci proposero di raggiungerli e di trasferirci anche noi in Piemonte.
Così da un piccolo paese della provincia di Bari, Sammichele, ci trasferimmo ad Alpignano.
Furono anni duri. Eravamo dieci figli e trovare alloggio era tutt’altro che semplice, primo perché eravamo meridionali e secondo perché essendo una famiglia numerosa, con bambini piccoli, temevano che non riuscissimo a pagare l’affitto.
Mio padre con grande determinazione dimostrò loro di essere un meridionale dignitoso, rispettabile, rispettato e gran lavoratore.
Non furono anni semplici per noi, come ho già detto eravamo tanti e i problemi economici di certo non mancavano, ma si lavorava con grande dignità e voglia di farcela per dare la speranza di un futuro migliore.
Poi man mano che noi figli diventavamo grandi la situazione migliorò. Cominciammo a lavorare e tutti contribuivamo al bilancio economico della famiglia.
Mio papà decise così di tornarsene in Puglia con i suoi figli più piccoli e noi ormai sistemati rimanemmo in Piemonte.
Con il tempo quei piccoli sono cresciuti e sono tornati per lavoro di nuovo in Piemonte.
Eravamo poverelli ma avevamo come sola ricchezza l’unità della nostra famiglia.


Pina - Il mio arrivo al nord, a Torino, da Gioia Tauro è stato emozionante per tanti motivi, sin dal viaggio con tutti i suoi diversi paesaggi.
Avevo trent’anni e ho visto qui tante cose nuove. Io stessa, appena arrivata, specchiandomi nelle vetrine mi vedevo “nuova”, un’altra Pina. Mi emozionava girare per la città: la Mole , il Duomo, i tram, i pullman, i mercati generali, i giardini reali, la Fiat e le altre fabbriche, i grandi negozi.
Mi sembrava l’America.
Nel piccolo paese del sud dove sono nata, tutte queste cose non le ho mai viste ma le sentivo nei racconti di quei parenti che al nord ci vivevano e ogni tanto venivano al sud a trovarci.
Qui a Torino ho cominciato ad apprezzare i primi elettrodomestici come la lavatrice o il frigorifero. Mi scaldavo con i termosifoni e non più con il braciere a carbone, dal rubinetto usciva l’acqua calda e cucinavo con il gas dei fornelli a metano.
Qui mi sono sposata e ho formato la mia famiglia.
Tutte queste novità con il tempo mi hanno fatto, sempre di più, dimenticare il mio paese di pochi abitanti dove lavoravo nei campi tutto il giorno e quando tornavo a casa continuavo con le faccende domestiche.
Quando voglio sentire più vicino i miei parenti rimasti al paese utilizzo il telefono.
Non finirò mai di ringraziare mio fratello Filippo che mi ha dato la possibilità di cambiare la mia vita a trent’anni portandomi al nord.

Giuseppe - Sono arrivato in Piemonte a 7 anni. Ero molto triste perché lasciavo il mio mondo per entrarne in un tutto diverso. Quando mio padre mi ha detto che dovevamo lasciare il nostro paese, Muravera, in Sardegna perché lui doveva lavorare a Torino, io l’ho presa proprio male.
Faceva tanto freddo a Torino ed io non ero abituato. Quando ho visto per la prima volta la neve, mi sono messo a piangere sia perché non l’avevo mai vista sia perché mi si sono ghiacciate le mani.
Avrei voluto rimanere con i miei nonni in campagna e poi lasciavo il mare che amavo tanto.
Qui, invece, vivevamo in un condominio all’ottavo piano, per un po’ ho sofferto di vertigini, mentre in Sardegna avevamo una casetta indipendente a pianterreno.
Io non avevo mai visto l’ascensore o il citofono.
Un po’ per volta, grazie anche alla scuola, ho fatto amicizia con altri bambini che arrivavano da regioni diverse.
E’ stato importantissimo per me avere a pochi chilometri da casa mio cugino con il quale giocavo spesso.
Quando le nostre famiglie si incontravano io ero felice, perché sentivo, finalmente, parlare in sardo e di mare e spiaggia, io stesso parlavo con i miei cugini della casa degli animali che avevamo costruito in campagna dalla nonna e poi si mangiavano, in quelle occasioni, specialità sarde.
Era il mio antidoto alla nostalgia.
Qualche volta a Natale o in estate tornavamo giù dai nonni e io ero al settimo cielo e non perdevo occasione per giocare libero nella campagna.
Quando, però, rientravo a Torino, me ne stavo una o due settimane senza uscire per colpa della nostalgia.
A 23 anni ho conosciuto la persona che poi sarebbe diventata mia moglie.
Una delle prime cose che ho fatto è stata portarla in Sardegna nei luoghi della mia infanzia.

Giovanni - I miei nonni sono arrivati in Piemonte da Caltagirone nel 1966 e non avevano una casa e neanche un lavoro.
Hanno abitato per circa un anno a casa della sorella di mia nonna che era già in Piemonte.
Erano nove in una sola casa.
Solo quando mio nonno cominciò a lavorare potè permettersi di affittare una casa dove andò a vivere con la sua famiglia. Era una casa con il bagno sul balcone.
Dopo un po’ riuscì a trovare un secondo lavoro e così cambiarono casa e andarono a vivere a Borgaretto. A mio nonno quella casa piaceva molto.
Intanto anche mia nonna riuscì a trovare un lavoro che si poteva fare in casa: confezionava vestiti da ballo e si occupava della famiglia.
In quel periodo entrava in famiglia più denaro e loro cominciarono ad avere un po’ più di serenità e meno problemi.
Quello che ricordano con dispiacere è quando li chiamavano “terroni”.

Maria - Io, mio marito e i miei figli siamo venuti al nord da Pomarico, in Basilicata, perché al sud non c’era lavoro.
Era la prima volta che facevo un viaggio così lungo in treno: 12 ore.
A Torino io ho lavorato in fabbrica mentre mio marito in un cantiere edile.
I miei figli andavano a scuola e spesso, soprattutto all’inizio, tornando a casa riferivano delle prese in giro dei compagni. Erano insultati perché del sud. Successivamente i ragazzi hanno fatto molte amicizie e nessuno più ha notato differenze.
Venivano sgridati dalle maestre a scuola perché faticavano un po’ a parlare l’italiano, per loro era più semplice il dialetto lucano. Hanno poi imparato a parlarlo bene l’italiano e anche questo problema è stato risolto.
Mio figlio maggiore, dopo gli studi, ha lavorato sempre come camionista, mia figlia è parrucchiera e mio figlio minore ha interrotto gli studi per fare il falegname, poi li ha ripresi e alla fine anche lui ha fatto il camionista.
Quando siamo venuti in Piemonte abbiamo portato le nostre tradizioni come per esempio in cucina i piatti tipici lucani: la pasta fatta in casa, le ricchitelle cioè le orecchiette con le cime di rapa, i licopunti, i cavatelli, sempre con le cime di rapa e poi ancora gli gnummred ovvero involtini di agnello. A Natale poi i dolci che si preparano in casa sono molto particolari: le fazzelle, le carteddate con il miele, la past d’amel cioè la pasta di mandorle, i pirciduzzi, una specie di gnocchetti dolci e poi ancora le pettilecchie con il miele.
Nel novembre del 1968 abbiamo visto la neve per la prima volta e siamo rimasti sorpresi. Non sapevamo cosa fosse e quando lo chiedevamo pensavano che li stessimo prendendo in giro.
Mio fratello mi spiegò la neve.
Ora siamo felici di esserci trasferiti al nord perché c’è più benessere, anche se la nostalgia per il nostro paese non ci lascia mai.

Rosa - A Riesi, in provincia di Caltanisetta, il 13 aprile del 1932 nasce Rosa che attese diversi anni il suo battesimo. La madrina scelta dai suoi genitori si ammalò e morì quando Rosa aveva solo due anni senza riuscire a battezzarla. Il marito della prescelta madrina di Rosa, dopo il lutto si sposò con la sorella della moglie e dopo il matrimonio si trasferirono in Sardegna.
Intanto Rosa aspettava il suo battesimo.
Poi per motivo di lavoro lei e la sua famiglia si trasferirono aGenova.
C’era un lavoro in miniera e la speranza di una vita migliore.
Dopo qualche mese in quella miniera un ‘esplosione… morirono in tanti e tra questi il fratello di sua madre. Quanta paura!
Dopo quel disastro tornarono in Sicilia ma presto ancora una volta un trasferimento e ancora una volta le miniere. Questa volta quelle di carbone in Sardegna. Rosa e la sua famiglia sono di nuovo in viaggio.
Rosa aspetta ancora il suo battesimo.
All’età di sei anni i suoi genitori decidono di battezzarla e si rivolgono al prete che scandalizzato dal fatto che una bimba di sei anni non avesse ancora ricevuto il battesimo si rifiuta di somministrarle il sacramento e la invita a seguire il catechismo.
Rosa non capì mai bene perché il prete, il giorno del suo battesimo, le fece fare penitenza all’ingresso della chiesa fino all’altare. In quel giorno Rosa ricevette battesimo, comunione e cresima.
Nel 1942 la guerra. Le famiglie venivano rimpatriate nel paese d’origine e chi non aveva più una casa veniva sistemato o nelle scuole o in altri locali del comune. Rosa torna in Sicilia.
Si ricorda di un giorno che sua mamma le disse di andare a comprare qualcosa da mangiare e all’improvviso un aereo che volava a bassa quota cominciò a mitragliare e colpire tantissima gente. Rosa si salvò.
Ancora oggi sente quel rumore nella testa e le torna la paura e quelle immagini orribili davanti agli occhi.
Finalmente arrivarono gli alleati cioè gli americani e così incominciò ad avere meno paura.
Dopo 18 mesi Rosa ritorna in Sardegna e lì ritrova la sua casa e i suoi oggetti. “Finita la guerra si ritornò a vivere” dice Rosa.
Nel 1948 aveva quindici anni e trova il suo amore. E’ felice Rosa e dopo un po’ si sposa. Suo marito è minatore. In Sardegna nascono i suoi tre figli. Poi accade che i minatori cominciano a perdere il lavoro e allora nel 1958 Rosa e la sua nuova famiglia si spostano in Piemonte dove nascono altri due figli.
Oggi Rosa vive in Piemonte. Sono 52 anni che è qui.

Chus - Io sono venuta in Italia perché mi sono innamorata di Paolo, mio marito.
Ambientarsi non è stato facile perché anche se ti trovi bene, ci sono tante cose che ti mancano. L’Italia è molto bella, infatti da piccola ho sempre desiderato andarci, ma non avrei mai pensato di viverci.
All’inizio, appena arrivi, è tutto nuovo e ti fai prendere dall’entusiasmo e non senti troppo la mancanza. Quando, però poi l’entusiasmo finisce, affiora la nostalgia e ti accorgi che quello è l’inizio di qualcosa di nuovo e devi ricominciare.
In Spagna, quando andavo per strada, tutti mi conoscevano, mi salutavano, lì mi sentivo protetta, qui a Torino, invece, io salutavo calorosamente ma quasi nessuno rispondeva al mio saluto, a volte nemmeno i vicini, spesso non mi guardavano nemmeno. “Vedrai che prima o poi mi eleggeranno “vicina dell’anno”così scrivevo alla mia migliore amica.
Ora, non voglio dire che i piemontesi hanno qualche colpa. La mia famiglia non ha mai discriminato le persone e io non ho mai provato rabbia o sentimenti negativi per quelli del nord, siamo tutti uguali, ma ai piemontesi manca un po’ la luce e il calore della gente del sud, insomma li trovavo grigi e freddi come la nebbia.
Non mi sentivo a mio agio, avevo la sensazione di ricostruire la mia vita, dovevo costruirmi un presente, avrei dovuto prima o poi conoscere amici che fossero miei per evitare di stare sempre e solo con quelli del mio fidanzato.
In poche parole volevo essere indipendente.
Adesso, sono trascorsi vent’anni, posso dire di essermi creata un passato anche in Italia.
Appena arrivata ero giovane e avevo voglia di uscire la sera ma mentre a Valencia bastava raggiungere la piazza per trovarsi al centro del mondo, a Torino questo centro dovevi raggiungerlo necessariamente in macchina.
Torino vent’anni fa era proprio noiosa.
C’è una cosa che mi dispiace molto ed è quella di non avere avuto un vero e proprio ultimo giorno a Valencia.
Sarei dovuta restare solo quindici giorni in Italia prima di cominciare l’università in Spagna, ma continuavo sempre a rimandare il mio ritorno perché non volevo lasciare il mio fidanzato.
Mia madre e la mia migliore amica dicevano “ vedrai che Chus non torna” io mi ostinavo a dire che invece sarei tornata, ne ero davvero convinta.
I quindici giorni diventarono tre mesi. Tornai a casa solo per Natale e in quel momento capii che il mio tempo in Spagna era finito.
Oggi soprattutto mi mancano le persone care, gli amici e la mia numerosa famiglia. Mi dispiace non essere presente a tanti eventi famigliari come i battesimi, i compleanni, i matrimoni ecc…
Mi mancano il sole caldo e quelle belle giornate luminose passate seduta in terrazza con gli amici a chiacchierare davanti ad un piattino di olive ripiene di acciughe. Mi mancano l’odore del pesce, la brezza del mare, i colori del tramonto sul mare, le passeggiate nel porto, l’allegria delle piazze e dei giardini dove giocano bambini all’aria aperta, l’odore dei vestiti asciugati al sole e stirati e il fatto di non doverlo fare io, la picaeta con aglio e prezzemolo e pane tostato. Insomma quelle piccole cose che ti fanno sentire a casa tua “hogar dulce hogar”.
Chus oggi vive a Grugliasco con la sua bella famiglia.
Il suo tema assegnatole nel corso per imparare l’italiano si apriva così: sono un immigrata spagnola, per caso attualmente a Torino.
Sua figlia, Marta, che di Chus ha la vivacità, dice di aver visto la mamma, durante questo racconto, un po’ triste ma anche felice e diventare, a tratti, come una ragazzina.

Raffaele - Nel mese di agosto del 1971, quando avevo diciotto anni, sono stato mandato a lavorare a Torino in polizia.
Quando ho comunicato alla mia famiglia che sarei partito, mia madre è rimasta malissimo e ha pianto tanto. Noi in famiglia siamo sette, i miei genitori, Marianna e Giovanni, i miei fratelli, Pietro e Mario, molto legato a me e le mie sorelle, Concetta, Titina, che ho visto sempre come una seconda madre, Maria, e Geppina.
All’inizio ero frastornato perché non ero mai stato a Torino, ma poi mi sono trovato molto bene perché tutto funzionava meglio che a Napoli dai mezzi pubblici agli ospedali e ai servizi in genere.
Inizialmente andavo giù due volte all’anno. Poi è accaduto che mi sono fidanzato, ma non con una piemontese, no… con una donna che viveva a Napoli, Luisa, e allora scendevo una volta al mese.
A me mancava tanto la mia famiglia e non Napoli che come città non mi è mai piaciuta molto, troppa disorganizzazione, lo si vede pure oggi con la storia dei rifiuti. Io preferisco Torino.

Alessia- sua figlia, scrive che, quando vanno a Napoli, suo padre non si trova mai bene perché dice che è una città disorganizzata. Alessia dice” sarà pur vera questa cosa, certo però che se fosse organizzata sarebbe una città ancora più bella di quella che è ora, immondizia a parte. Mio padre la maggior parte della sua vita l’ha trascorsa a Torino e, dunque, ora ha preso la mentalità torinese.”
Alessia ci tiene a precisare che i suoi genitori si inviavano cartoline e lettere amorose ma proprio tante.

Luisa - La prima volta che sono venuta a Torino avevo diciotto anni, mi ero appena sposata con Raffaele, lui era ed è ancora un poliziotto che da Napoli era stato trasferito qui. Io Raffaele l’ho conosciuto a Napoli quando già aveva avuto il trasferimento a Torino.
L’impatto per me non è stato molto piacevole perché non conoscevo nessuno, mi sentivo sola, mi mancavano i miei parenti, i miei genitori e soprattutto Loredana, mia sorella di soli quattro anni.
Io mi occupavo di lei quando i miei andavano in campagna a raccogliere i garofani. Quando tornavano dal lavoro io facevo trovare loro il piatto caldo sul tavolo. Tutte queste cose mi mancavano molto.
E’ stato un periodo difficile, io sapevo che Raffaele non sarebbe più stato trasferito a Napoli e questo mi faceva soffrire. Andavamo giù a Napoli solo due volte all’anno, a Pasqua e per le vacanze estive. In quel periodo il denaro era poco e dovevamo gestirlo al meglio.
A me non mancava solo la famiglia ma anche il sole, il mare che a Torino non c’è, le amiche che sentivo qualche volta per telefono e Ischia e Capri e la costiera amalfitana e l’albero vero che mio padre prendeva ogni anno a Natale e poi i gelsi, le sfogliatelle, le frolle , il babà. Qui a Torino ci sono questi dolci, ma sono falsi.
Arrivati a Torino avevamo un appartamento preso in affitto in via Chiesa della Salute, abitavamo in un condominio di dodici famiglie piemontesi doc. di meridionali c’eravamo noi e un’altra famiglia pugliese con la quale andavamo d’accordo. Io mi ero affezionata al loro piccolo figlio che mi aiutava a non pensare alla mia famiglia a Napoli.
Non sopportavo il fatto che questi condomini parlassero un piemontese strettissimo quando non volevano farsi capire. All’inizio non ci vedevano di buon occhio perché meridionali, nonostante ciò cercavo di essere in armonia con tutti. Loro ci portavano rispetto ma il pregiudizio io glielo leggevo sul viso.
Dopo sette anni ci siamo trasferiti dove viviamo ora e qui siamo tutti meridionali e poliziotti. In quel momento ho visto Torino in modo diverso, con più serenità.
Io penso che ora per Napoli non sia un momento molto facile e per questo mi sento ferita dentro.
Dopo trentaquattro anni che vivo a Torino ho sempre il cuore a Napoli. Quando vado giù e poi ritorno ho sempre un magone che mi segue.

Alessia - dice che ora a Napoli con la sua famiglia va due volte all’anno ma teme che due volte siano davvero poche per sua mamma.

Katia - All’incirca quattordici anni fa mia madre andò via dalla sua città, Taranto. Decise di andare via sperando che cambiando città sarebbe cambiata la sua vita.
Andava verso l’ignoto, aveva paura e così pianse tanto.
Io penso che mia madre è stata molto coraggiosa nel fare questa scelta perché non sapeva cosa ne sarebbe stato di lei.
Il pensiero che più la preoccupava era lasciare sua sorella, ma la decisione di andare via fu più forte di tutto e così partì.
Arrivata a Torino ha incontrato molte difficoltà. All’inizio ha avuto ospitalità da suo fratello e sua cognata, mio zio e mia zia. Ha lavorato per loro gratuitamente per ricambiare il favore dell’ospitalità. Intanto si sarebbe cercata un altro lavoro per rendersi indipendente.
A Torino ha patito l’allontanamento dalla sua città.
Intanto il tempo passava e l’appoggio offerto dagli zii cominciava per lei ad essere scomodo e poi essendo una persona timorosa e insicura, ritornò a Taranto.
Ma ci rimase poco. La sua vita non era più lì.
Decise così di riprovarci a Torino. E questa volta rimase qui per sempre.
Lei è stata una donna che è riuscita ad affrontare le situazioni grazie solo alle sue forze. Mia ma madre è una persona speciale.

Scuola superiore di secondo grado "Di Betto", Perugia

Testi sulla Speranza

Anonimo, raccolta testi sulla speranza

Anonimo, poesia sulla speranza

Anonimo, raccolta testi sulla speranza

Anonimo, poesia sulla speranza

Chiudi il banner dei cookies

Cliccando su OK accetti le cookies policies. Navigando in qualsiasi parte del sito dichiari di accettare l'uso dei cookies. Maggiori informazioni qui

Privacy Policy e trattamento dei dati personali

Informativa resa ai sensi dell'art.13 del d.lg. n. 196/2003 - Codice in materia di protezione dei dati personali ai visitatori del sito in questione e fruitori dei servizi offerti dalla stesso, con l'esclusione dei link esterni.

Dati di navigazione

In questa categoria di dati rientrano gli indirizzi IP o i nomi a dominio del computer utilizzati che si connettono al sito, gli indirizzi in notazione URI (Uniform Resource Identifier) delle risorse richieste, ed altri parametri connessi al protocollo HTTP e relativi al sistema operativo e all'ambiente informatico dell'utente. Questi dati vengono utilizzati al solo fine di ricavare informazioni statistiche anonime sull'uso del sito e per controllarne il corretto funzionamento e vengono cancellati immediatamente dopo l'elaborazione. I dati potrebbero essere utilizzati per l'accertamento di responsabilità in caso di ipotetici reati informatici ai danni del sito: salva questa eventualità, allo stato i dati su contatti web non persistono per più di 30 giorni.

Dati forniti volontariamente dall'utente

L'invio facoltativo, esplicito e volontario di posta elettronica agli indirizzi indicati su questo sito, o tramite il modulo contatti presente all'interno dello stesso, comporta la successiva acquisizione dell'indirizzo del mittente, necessario per rispondere in seguito alle richieste, nonchè degli eventuali altri dati personali insertiti nella massiva.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti.

I cookies utilizzati in questo sito rientrano nelle categorie descritte di seguito; ulteriori informazioni sono disponibili nella pagina "Trattamento dei dati e informazioni" dell'Informativa sulla Privacy.

Se prosegui nella navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie.
In qualunque momento è possibile disabilitare i cookies presenti sul tuo browser. Questa operazione potrebbe limitare alcune funzionalità di navigazione all'interno del sito.

Cosa sono i Cookies

I cookies sono piccoli file di testo che vengono automaticamente salvati sui dispositivi degli utenti all'interno del browser. Essi contengono informazioni di base relativi alla navigazione internet e grazie ai browser vengono riconosciuti ogni volta che l'utente visita il sito.

Istruzioni per la disabilitazione dei cookies dai browser

Interner Explorer

Fare click su "Strumenti" e successivamente su "Opzioni Internet". Nella scheda Privacy, bloccare o consentire i cookie, e quindi salvare le nuove impostazioni cliccando su "OK".

Firefox

Dal menù "Firefox" del browser, selezionare la voce "Preferenze". Cliccare poi sulla scheda "Privacy", selezionare o deselezionare la casella "Tracciamento", oppure dalla sezione "Cronologia" selezionare la metodologia di salvataggio "Cronologia", "Cancellazione cronologia" o "Rimozione singoli cookie" . Successivamente salvare cliccando su "OK".

Google Chrome

Cliccare sul menù "Chrome" nella barra degli strumenti del browser. Selezionare "Impostazioni", successivamente selezionare "Mostra impostazioni avanzate". Nella sezione "Privacy" selezionare "Impostazione Contenuti", selezionare la modalità preferita di gestione dalla sezione "Cookie". Cliccare su "Fine" per salvare le modifiche.

Safari

In Browser delle preferenze selezionare la voce "Safari", quindi "Preferenze". Nella scheda che verrà visualizzata, selezionare la voce "Privacy" quindi nella sezione "Cookie e dati di siti web" selezionare l'opzione desiderata.

Gestione dei Cookie

Cookie tecnici

Attività necessarie al funzionamento

Questa tipologia di cookie ha natura tecnica e permette al sito di funzionare correttamente. Ad esempio, mantengono l'utente collegato durante la navigazione, nel caso in cui sia previsto l'accesso al sito tramite autenticazione, evitando così che vengano richieste le credenziali di accesso ad ogni pagina di consultazione/navigazione.

Attività si salvataggio delle preferenze

Questa tipologia di cookie permette di tenere traccia delle preferenze selezionate dall'utente durante la navigazione, come ad esempio l'impostazione della lingua.

Attività Statistiche e di Misurazione dell'audience

Questa tipologia di cookie aiuta a capire, tramite la raccolta di dati sotto forma anomina e aggregata, come gli utenti interagiscono con i nostri siti, fornendoci informazioni relative alle sezioni di navigazione, al tempo trascorso sul sito e su eventuali malfunzionamenti. Tutto ciò aiuta a migliorare la resa dei siti internet.

Cookie di profilazione di terza parte

All'interno del sito si fa uso di svariati fornitori che possono a loro volta installare cookies per il corretto funzionamento dei servizi che essi offrono. Nel caso in cui si abbia il desiderio di reperire le informazioni relative a tali cookies e sulle modalità di disabilitazione di questi ultimi, Vi preghiamo di accedere ai link elencati di seguito.

Cookies tecnici atti al corretto funzionamento di servizi offerti da terze parti


Google Maps Virtual Tour: componente web Cookie tecnico strettamente necessario
(nome del cookie: khcookie)
privacy policy

Cookies Statistici e di Misurazione dell'audience di terze parti

Questi cookie (servizi web di terze parti) forniscono informazioni anonime/aggregate sul modo in cui i visitatori navigano sul sito. Di seguito i link alle rispettive pagine di privacy policy.


Google Google Analytics: sistema di statistiche Cookies analitici privacy policy
Google Conteggio di conversioni campagne adword Cookies di conversione privacy policy

Cookie di Social Media Sharing

Questi cookie di terze parti vengono utilizzati per integrare alcune diffuse funzionalità dei principali social media e fornirle all'interno del sito. In particolare, nel caso sia previsto, permettono la registrazione e l'autenticazione sul sito, la condivisione e i commenti di pagine del sito sui social, abilitano le funzionalità del "mi piace" su Facebook. Di seguito i link alle rispettive pagine di Privacy Policy.


Facebook social media privacy policy

Titolare del trattamento è Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani con sede in Via della Viola, 1 06122 Perugia.

In qualsiasi momento potete esercitare i diritti di cui all'art.7 del Codice in materia di protezione dei dati personali tra i quali accedere alle informazioni che Vi riguardano e chiederne l'aggiornamento, rettificazione e integrazione, nonchè la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco solo qualora i medesimi vengano trattati in violazione alla legge.
Potreste altresì opporVi in tutto o in parte al trattamento. Per esercitare i diritti di cui sopra indicati, potrete rivolgerVi al titolare del trattamento, all'attenzione del responsabile, contattando il numero 0544 970164 o inviando una mail utilizzando il modulo presente all'interno del sito nella sezione "Contatti".

Fatta eccezione per i dati raccolti automaticamente (dati di navigazione), il conferimento di altre informazioni attraverso moduli predisposti o email è libero e spontaneo ed il mancato invio può comportare solo una mancata soddisfazioni di eventuali richieste.

Il luogo di conservazione dei dati è il Server del provider che ospita il sito in questione, per i soli dati di navigazione e gli elaboratori presso la sede della suddetta ditta per le altre comunicazioni, ad eccezione dei cookies che sono immagazzinati nei vostri computer.

Chiudi